A proposito della pittura digitale

Nel novembre di questo accademico abbiamo avuto la fortuna di esporre presso la nostra sede dell’Università Popolare una mostra dell’artista e amico Claudio Conti. Gli abbiamo chiesto di spiegarci meglio la sua Arte ed ecco cosa ci ha scritto… buona lettura!

Nel corso della sua storia millenaria la pittura ha conosciuto una evoluzione complessa non solo nei temi e
nei generi trattati; ma anche nelle tecniche utilizzate. Così negli anni ’60 e ’70 del XV secolo la pittura ad
olio si affiancò inizialmente, per prenderne successivamente il posto, alla pittura a tempera. A Napoli tra il
1438 ed il 1442 presso la corte di Roberto d’Angiò lavora il pittore Colantonio, che ha modo di vedere i
pittori fiamminghi all’opera su incarico del sovrano. Colantonio è anche il maestro di Antonello da Messina.
Di qui l’inizio del successo straordinario della pittura ad olio nel nostro Paese, soppiantata negli ultimi
decenni dai colori acrilici, vernici a spruzzo per i murales e così via.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Oggi in particolare assistiamo ad una evoluzione radicale, legata ai
computer ed alla tecnologia dell’informazione, sulla quale voglio soffermarmi, anche per dissipare alcuni
pregiudizi su cui intendo ritornare. Si tratta della cosiddetta pittura digitale, ovvero della possibilità di
realizzare opere senza alcun dubbio pittoriche utilizzando un computer, invece degli strumenti tradizionali
del pittore: tavolozza, pennelli, colori, olii e solventi ecc. Rispondo ad un primo, tipico pregiudizio: “ma
allora il quadro lo fa la macchina” … Mi propongo di mostrare con un esempio che non è affatto così.
Prima di entrare nel merito della questione propongo una riflessione. Supponiamo che la pittura digitale
possa essere vera pittura. In questo caso la possibilità di provarsi con questo straordinario mezzo
espressivo sarebbe aperta a tutti coloro che hanno accesso ad un computer: vale a dire, uno sterminato
numero di persone, tra le quali un grandissimo numero di giovani e molti anziani. Viceversa, la pittura
tradizionale richiede ampi spazi dove non ci si debba preoccupare di imbrattare il pavimento, una larga
dotazione di colori che possono essere molto costosi, oltre a pennelli, tele, cavalletti ecc. Condizioni queste
che si conciliano poco con gli spazi normalmente racchiusi tra le pareti domestiche, o con risorse
economiche limitate. In tal modo la pittura digitale – oltre a stimolare la creatività e la libertà espressiva nei
più giovani – può essere uno straordinario strumento pedagogico, e – nel caso degli anziani – di
arricchimento del tempo quotidiano.
Qualcuno potrebbe obiettare a questo punto: d’accordo, però sarà certamente necessario un software, o
un’app – come si dice oggi – per dipingere a computer. Perciò sarà necessario pagare una costosissima
licenza di utilizzo … Questo secondo pregiudizio apre uno spiraglio sul vero significato di Internet, che
potrebbe portarmi molto lontano. Mi limito a ricordare che su Internet si trovano strumenti incredibili per
la loro complessità e flessibilità, che sono disponibili a tutti gratuitamente. Si tratta di open source, di fonti
aperte e condivisibili: perché questo all’origine era lo scopo fondazionale di Internet. Uno strumento per
condividere, diffondere e arricchire il sapere. Libero e alla portata di tutti.
Lo strumento di cui mi servo abitualmente si chiama Krita. Può essere scaricato da https://krita.org/en/ e si
basa essenzialmente su una serie di metafore: la tela virtuale, i colori e pennelli virtuali e così via. All’inizio –
nella più recente versione (4.0.3) – si presenta così:

A sinistra una colonna con gli strumenti di cui un pittore – anche uno esperto – necessita per ottenere gli
effetti caratteristici della pittura tradizionale. A destra in alto l’archivio dei pennelli disponibili; in mezzo la
tela, della quale avremo precedentemente definito le dimensioni opportune. Più in basso alcuni dei molti
strumenti per “costruire” il colore che il pittore ritiene più adatto. A questo proposito ricordo che un colore
in questo caso è identificato da 3 parametri; R, G, B (red, green, blue). Ognuno può assumere 256 valori;
sicché la tavolozza digitale contiene di principio 256 x 256 x 256 = 2563, ovvero 16777216 colori.

Sembrerebbe una dilatazione enorme delle risorse tradizionalmente disponibili; ma è meglio non esagerare
e mantenere umiltà e rispetto nei confronti dei giganti del passato. Consideriamo ad esempio un’opera
minore di Rembrandt: lo studio per una testa di anziano.

Proviamo a ingrandire la regione della fronte e dell’occhio del soggetto:

Nonostante la mediocre qualità dell’immagine fotografica, è evidente lo straordinario numero di colori e
tonalità che il grande artista ha impiegato in uno spazio ristretto alla ricerca degli effetti desiderati.
Ciò premesso, supponiamo che ciò che abbiamo in mente sia una esercitazione su un tema classico: natura
morta con vaso di ceramica su una tavola. Per quanto mi riguarda, mi pongo davanti alla pittura digitale
come se dovessi servirmi della tecnica che ho utilizzato per gran parte della mia vita di pittore: la pittura ad
olio. Inizierò pertanto dallo sfondo, essenziale per me allo scopo di creare l’ “atmosfera” dell’opera. Ho in
mente toni bruni e rossastri, per creare un contrasto e un alone attorno all’oggetto principale. Nella
tavolozza di Krita i colori si ottengono non da un tubetto – ovviamente – ma inserendo i 3 parametri di cui
ho parlato nello strumento seguente (che è anche una guida potente alla ricerca di variazioni o nuove
tonalità):

Decido di utilizzare 3 colori base, e mediante uno dei pennelli disponibili (vedi la piccola finestra in alto a
destra) dipingo la tela in questo modo:

Un risultato assai rozzo, sul quale intervengo con un altro pennello per creare un amalgama complessivo, e
soprattutto l’effetto di luce di cui ho bisogno:

Ora posso mettere mano al disegno. A questo scopo mi servo di una tra le matite disponibili, e qui diviene
più evidente il forte aspetto metaforico di questo genere di pittura. Il disegno è tracciato dal puntatore che il mouse sposta sullo schermo: in definitiva un prolungamento della mia mano, come lo sono appunto
matite e pennelli “reali”.

Naturalmente potrò modificare questo disegno in seguito, se necessario. La fase seguente è quella della
campitura, ovvero del riempimento degli spazi con i colori suggeriti dalla mia sensibilità (l’immagine mostra
il risultato ad uno stadio intermedio):

Di qui in avanti ha luogo un lungo e faticoso lavoro di aggiustamento, ripensamenti, ricerca di velature e
degli effetti desiderati. Può accadere che si avverta l’esigenza di introdurre un nuovo oggetto per migliorare
l’equilibrio della composizione: una vecchia bottiglia di Armagnac si presta per un utile esercizio di pittura
dal vero. Finalmente si arriva al momento in cui il pittore dice a sé stesso: “può bastare …”. Ecco il risultato
nel mio caso:

Per concludere: come ho detto in precedenza, ho agito come se stessi dipingendo ad olio. Stessa fatica,
stessa quantità di tempo … Devo aggiungere, per concludere, che oggi lo strumento digitale viene
impiegato in modi molto diversi, e assai spesso per la produzione di animazioni. Per me ha significato la
possibilità di dipingere anche quando gli eventi caratteristici della vecchiaia mi hanno obbligato a risiedere
lontano dal mio studio di pittore. Un computer a volte può essere un buon compagno; anzi, quasi un amico.

Claudio Galileo Conti

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