Chi siamo

centro di aggiornamento culturale

«Università Popolare»: Che senso ha, nel clima di questi nostri anni, una « università popolare» con sede in pieno centro di una città allargatasi per chilometri e chilometri? forse che offre dei corsi e distribuisce dei diplomi? e che cosa si intende per «popolo»?

Non risponderemo direttamente a queste domande. Ci basterà sottolineare che, oggi, la definizione del sodalizio è «centro di aggiornamento culturale» — altra cosa da «scuola per adulti», come si tendeva a definirla agli inizi della sua attività. E rimanderemo il lettore

agli articoli dello Statuto attuale, e ai programmi di attività; invitandolo a seguire qualche nostra riunione, visita, gita, proiezione, dibattito o altro. Faremo inoltre notare che abbiamo con noi anche un gruppo di giovanissimi, con un loro programma di attività, studio e discussione di gruppo su alcuni dei temi fondamentali dell’oggi: l’ecologia, i problemi dell’inquinamento, della speculazione edilizia, del depauperamento ambientale, del consumismo.

Dunque: un programma e un’impostazione che l’antica sigla non rispecchia esattamente. Però, «Università Popolare» è un nome che abbiamo ereditato e che ci è estremamente caro: ha un suo spirito, una sua storia alla quale teniamo fede, un carattere di schiettezza, un impegno di dialogo democratico senza il quale il sodalizio non sarebbe più; in odio al quale, già fu chiuso, per decreto, fra il 1937 e il 1945.

nata col secolo

Si parlò per la prima volta di Università Popolare a Milano nella primavera del 1900. Ci fu un’adunanza, presieduta da Angelo Filippetti (futuro sindaco di Milano) e da Osvaldo Gnocchi-Viani (uno dei fondatori della Camera del Lavoro) in una sala di via Circo che era proprietà del Municipio, ove si discusse tra i convenuti (un paio di centinaia) l’opportunità di dar vita ad un’istituzione a carattere didattico-ricreativo capace di avvicinare i ceti popolari alle cose della cultura, dell’arte, della scienza, della letteratura, attraverso conferenze, lezioni, trattenimenti, visite a musei e stabilimenti, gite istruttive, escursioni, e così via. A quel tempo non vi era praticamente nessuno e niente — in sede pubblica, partitica o privata — che svolgesse questo tipo di compito con continuità; c’erano soltanto le «biblioteche» didattiche, dei Sonzogno, di Fabietti, di Hoepli. I promotori dell’idea erano gente di prim’ordine e di grande entusiasmo, integerrima e stimata, che comprendeva socialisti, radicali e liberali, che affiancava artisti e professionisti a tecnici e artigiani, uomini politici a scienziati, professori e maestri a imprenditori d’industria. sociologi a filantropi; e l’idea era una di quelle che giungono giuste al tempo giusto. Il 30 dicembre 1900, quando il primo Consiglio direttivo si radunò per approvare il primo Statuto, le adesioni alla Università Popolare di Milano avevano già superato il migliaio. Nell’ottobre 1901 i Soci sarebbero già stati oltre i 5000, e alla sede centrale si sarebbero aggiunte sedi suburbane presso scuole comunali, case popolari, camere del lavoro e cooperative operaie. Componevano il primo Consiglio dell’Università Popolare di Milano: il prof. Edoardo Bonardi, Enrico Annibale Butti (il commediografo), Angelo Filippetti, I avv. Luigi Gasparotto, Osvaldo Gnocchi-Viani, il prof. Giovanni Maglione, Linda Malnati (una maestra elementare), Pietro Parenti, Emilio Petrali e Dario Tomasini (due tipografi, un litografo), l’ing. Giulio Pisa, Alessandrina Ravizza (la grande animatrice d’ogni opera costruttiva in favore delle classi popolari), l’avv. Carlo Romussi (direttore del «Secolo»), Gerolamo Rovetta (il romanziere e commediografo). il prof. Giorgio Sinigaglia. A direttore del Sodalizio fu nominato Augusto Osimo (che dopo il 1903 sarebbe passato a dirigere per un ventennio le attività della «Umanitaria»). Per l’inaugurazione ufficiale al teatro Olympia (1 marzo 1901) — cui presenziò il Sindaco (radicale) del tempo, Giuseppe Romussi — venne invitato, con una scelta di grossa avvedutezza pubblicitaria, Gabriele d’Annunzio. Ma la prima lezione vera e propria venne tenuta dieci giorni più tardi nel salone di via Circo sul tema «Legislazione operaia» (oratore, il prof. Fabio Luzzatto) e la seconda dal prof. Bonardi, nell’aula magna del Liceo Beccaria, che poi per decenni fu la sede centrale per le conferenze. Segreteria e direzione, in quel 1901, avevano come indirizzo via Foscolo 5.